lunedì 10 febbraio 2014

Verso i CIU 2014

CIU sta per Campionato Italiano di Ultimate e da circa tre mesi è l'obiettivo su cui i Discover stanno lavorando dai punti di vista atletico, tattico, motivazionale. Essendo il primo campionato al quale la squadra partecipa come realtà frisbistica, rappresenta anche una sorta di svezzamento, nel senso che diventa l'impegno personale di un gruppo di persone sia verso un obiettivo comune, riconosciuto e ufficiale, sia verso la scelta di essere i pionieri di una realtà nuova nel contesto sportivo provinciale, con tutto ciò che questo comporta. Infatti se da un lato è bello poter condividere la propria passione e coinvolgere sempre più persone, dall'altro risulta sempre difficile proporre qualcosa di veramente nuovo.
La soddisfazione quindi è grande ma speriamo lo sia ancor di più onorando i sacrifici fatti sinora attraverso una buona prestazione: il 23 febbraio prossimo avrà luogo una tappa preliminare del campionato chiamata Relegation Cup, ossia un evento che si svolgerà nella modalità di un torneo coinvolgendo tutte le società di serie C (compresi i Discover), creato per dare la possibilità alle prime due classificate di andare a inserirsi in due posti lasciati liberi nella serie B 2014, a causa del ritiro di altrettante squadre.
L'impresa non è impossibile ma occorrerà saper trovare da subito la coesione e la freddezza che servono per imporre il proprio gioco e trarre da questo la sicurezza necessaria ad evitare più errori possibile.

lunedì 30 dicembre 2013

Pausa invernale

I Disc'o'ver tornano dal torneo indoor di Cremona svoltosi lo scorso sabato vantando un terzo posto che forse non ha reso giustizia al gioco messo in campo. Eppure, siamo consapevoli che anche minime distrazioni si pagano: in questo caso un calo alla fine della prima partita ha significato sconfitta, e sebbene le due successive siano state vinte la posizione finale non è stata più alta.

Inizia quindi una breve pausa dagli allenamenti, che sono sospesi fino all'8 gennaio 2014, giorno in cui comincerà la preparazione per i prossimi CIU (Campionati Italiani Ultimate).

Saremmo entusiasti di avere una nutrita schiera di tifosi! :)

A presto per ulteriori aggiornamenti!

sabato 21 dicembre 2013

Spocial: Sport & Social



Vi presentiamo la traduzione dell'articolo Spocial Revolution: The Ultimate Frisbee - More than just a flying disc, pubblicato su The Alternative.


Spocial Revolution: L’Ultimate Frisbee – Più di un disco volante

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di unire le persone in un modo in cui poche altre cose riescono a fare.
- Nelson Mandela

Per la prima volta nella mia vita mi sono fatta degli amici non perché mi è successo di nascere nello stesso anno come loro, ma perché abbiamo visto tutti la bellezza nelle stesse cose, persone che pensano di poter praticare uno sport che la gente nemmeno conosce semplicemente perché lo amano, che fanno le cose per passione e per se stessi.
Era l'estate del 2012, avevo appena concluso l'esame di 12° grado (una specie di maturità, in India, necessaria per poter accedere all'università, n.d.t.) e come molti altri ragazzi della mia età passavo la giornate così: sveglia tardi, colazione esagerata, ore di televisione o computer e fuori la sera, e Bangalore essendo Bangalore, rendeva difficile trovare attività più divertenti dell'uscire a bere.

A scuola feci amicizia con un gruppo di ragazzi che arrivavano la mattina madidi di sudore ma sembrava che questo non gli importasse, parlavano di "difesa in tuffo", "spari" e "hammer". Mi dissero che non avrei voluto saperne, parlavano di Ultimate Frisbee. All'inizio pensavo a che razza di nome fosse “Ultimate”, nessun altro sport aveva un nome così ridicolo. Immaginate l'Amazing Cricket, o il Fabulous Basket. E poi, frisbee? Tutto quello che sapevo di frisbee era giocare con il mio cane o se proprio qualche lancio con mio padre a Cubbon Park. Dicevo, non provate a raccontarmi che il frisbee è uno sport! Il calcio è uno sport! Il frisbee? Stai scherzando...

Ma loro non provarono a difenderlo. Avevano troppe conversazioni del genere con troppe persone a cui era sconosciuto.

Una mattina, mi successe di svegliarmi molto presto e non avere niente da fare, così pensai di andare a fare una sorpresa ai miei amici che giocavano a Kanteerava e portargli la colazione. Arrivai laggiù e vidi 25 ragazzi e ragazze, tutti tra i 15 e i 35 anni, a "fare dei lanci".
Uno dei miei amici mi vide e subito non capì la mia sorpresa. Pensò che fossi andata lì per giocare. Prima che potessi dire qualcosa venni trascinata da uno degli allenatori in seconda, Clifford. Dopo alcuni minuti stavo lanciando con un'altra ragazza e stavo apprendendo le differenze tra dritto e rovescio, tra piede perno e passi. Ma rimanevo scettica.
La partita iniziò. Cinque ragazzi e due ragazze per squadra schierati sulle rispettive linee di meta che all'improvviso si trasformarono in un mucchio di persone che lanciavano un frisbee a caso tutt'intorno, sebbene in giocate impegnative e mettendoci tutto quello che potevano.

Ma poi capii che fintavano sui propri difensori, riuscivano ad anticipare chi li marcava e scattavano attraverso il campo non in un caos disordinato ma seguendo strategie pianificate. Saltavano alti e compivano prese spettacolari, facevano lanci che coprivano mezzo campo con una precisione sorprendente mentre i loro compagni allungavano il passo per ricevere in meta. E’ stata una dimostrazione così affascinante di atleticità che non riuscivo a distogliere lo sguardo.

Due cose mi colpirono.
Era la prima volta che vedevo maschi e femmine giocare insieme nella stessa squadra. Specialmente in India, i ragazzi praticano tutti gli sport, le ragazze, se sono fortunate, possono avere una loro divisione, come nel Basket o nel Throw ball. Da nessun’altra parte puoi vedere una squadra "mista", giocare equamente e seguendo le stesse regole, portando completamente una nuova esperienza in termini di qualità di gioco ma, più importante, giocando insieme. La parità dei sessi ne ha avuto un grande guadagno e questo mi ha elettrizzato.
La seconda cosa era il fatto che fosse auto-arbitrato. I giocatori chiamavano da soli le violazioni o i falli. Se la persona a cui era stata fatta la chiamata non era d'accordo poteva "contestare" e il gioco riprendeva da dove si era interrotto prima che il fallo o la violazione fossero chiamati.

Non è che le regole si fanno mentre si gioca, l'Ultimate ha un chiaro e preciso regolamento. E' solo che ti impegni da solo a rispettare le regole, e tutti si fidano, senza bisogno di una terza parte che curi questo aspetto. I giocatori lo chiamano Spirit Of The Game (Spirito del Gioco), ed è la più perfetta dimostrazione di sportività che io abbia mai visto.

Cose così però possono spesso risultare controproducenti: se dici alle persone di multare se stesse quando guidano senza casco la reazione è solo quella che si mettano a ridere. Ma l’Ultimate mi ha colpito perché esiste una fiducia implicita in ogni giocatore nel mantenere l'integrità della propria squadra. Fare chiamate giuste porta a te e alla tua squadra molto più rispetto che segnare un punto slealmente alla prima occasione. E questo è un sentimento che si nota in ogni singolo allenamento, partita o torneo.

Una cosa come questa è ciò che mi ha fatto tornare anche all'allenamento successivo e anche a tutti gli altri. Presto sarò anche io una fanatica di frisbee che non potrà smettere di parlare sdolcinatamente di questo sport!

In pochi mesi mi sentivo vicina a quelle 25 persone conosciute a caso a Kanteerava come ci si sente vicini ad amici che si conoscono da anni. I miei amici ora sono architetti e designer, psicologi, marinai, amministratori delegati delle più grandi compagnie indiane, agricoltori part-time o hacker, e i loro visi sono spesso la ragione per la quale mi spingo fuori dal letto nelle fredde mattine d'inverno e corro al campo.

Loro non sono solo un gruppo di persone intelligenti e sportive, sono anche alcune delle migliori che abbia mai incontrato. Il capitano della squadra di Chennai, Boon Lay, attraverso l'Ultimate incentiva i ragazzi a frequentare la scuola: si tratta spesso di studenti di prima generazione, che provengono da ambienti svantaggiati e hanno bisogno di incentivi per andare a scuola e fare bene. Ma sono pazzi dell'Ultimate Frisbee e adorano "Boon Maama". La squadra controlla i loro risultati scolastici e i ragazzi lavorano davvero sodo, perché sanno che se studiano bene Boon Maama insegnerà loro un nuovo tiro o un nuovo schema. E i loro genitori non si preoccupano più che finiscano nei casini da qualche parte. Più studiano e meglio riusciranno nell'Ultimate e maggiori saranno le chance per loro di entrare nella squadra di Boon.

Recentemente nel Campionato Nazionale Femminile di Bangalore l'intera comunità dell'Ultimate si è mossa per sponsorizzare le ragazze di Pudiyador, una ONG (organizzazione non governativa, n.d.t.) sostenuta da un pilastro dell'Ultimate indiano, Manickam Narayanan, venuta da Chennai per giocare. Queste ragazze non potrebbero mai avere nessuna possibilità di uscire dalle loro condizioni e interagire con persone nuove in una città nuova, ma l'Ultimate in questo le ha aiutate. Le ha messe di fronte al mondo come è necessario che sia perché possano poi camminare sulle proprie gambe, e ha dato loro la libertà e l'opportunità di farlo attraverso qualcosa che amano.

Questo è il tipo di amore che unisce i giocatori di Ultimate in tutto il mondo, è quel cameratismo istantaneo che sprizza dalla condivisione di qualcosa di speciale come portare ragazzi svantaggiati e studenti stranieri sullo stesso campo e fare in modo che si lascino salutandosi come migliori amici, bevendo insieme dopo un allenamento massacrante, sapendo di aver trovato qualcosa di bellissimo.

Questo è il perché io gioco. Non solo per lo sport in sé, ma anche per le incredibili esperienze che faccio mentre lo pratico - ai tornei in tutto il paese incontro molte persone interessanti che mi aiutano a migliorare ed io, nel mio piccolo, faccio la mia parte. Ma anche perché la sensazione che mi dà giocare è imbattibile. E più aumenta il numero di persone che scoprono questa gioia più questa gioia si diffonde.





Questa storia fa parte della serie Spocial Revolution, una collaborazione con SportKeeda per dare risalto agli sport in quanto strumenti verso il cambiamento sociale e le voci delle comunità sportive sugli sport come scelte nella sostenibilità.

Se hai una storia su come lo sport ha cambiato la tua vita scrivi a contribute@thealternative.in

Sushmita Azad




Traduzione Luca F.

lunedì 4 novembre 2013

Cosa fa l'Ultimate per mia figlia

Certe volte è bello concedersi ai racconti di chi vive l'Ultimate da non giocatore, perché può darne una visione ancora diversa. In questo caso è una madre a parlare, mamma di una ragazza, ma non mi dilungo.
A voi qui di seguito il link diretto al post e la traduzione ad opera della nostra redazione.

Dal post del 30 ottobre 2013, su Bay Area Disc Association



I piedi martellano il terreno e le urla dei compagni dicono "Vai! Vai! Vai! Ce l'hai!"

Mia figlia più grande sa saltare, ricevere, girarsi agilmente, atterrare sull'erba in meta e balzare tra le braccia dei suoi compagni.

Per sei anni sono stata seduta nella sideline nel caldo torrido, sotto la pioggia battente, nel vento, guardando le mie figlie giocare ad Ultimate con altri ragazzi e ragazze, figli di altrettante madri come me. Quegli stessi sei anni sono coincisi con un periodo di incredibile crescita per mia figlia, naturalmente, e hanno contribuito in maniera determinante a renderla la persona che è ora, grazie allo sport che pratica.

Ogni qual volta un genitore mi chieda cosa abbia fatto l'Ultimate per mia figlia, io dico essenzialmente tre cose: la ha dato una voce, le ha dato un fisico atletico, e le ha dato un gruppo affiatato di cui far parte.

Essendo l'Ultimate uno sport auto-arbitrato, ogni giocatore deve chiamare autonomamente i falli, o stare attento che l'avversario rispetti le linee del campo di gioco e non ecceda il conteggio; i propri compagni di squadra o l'allenatore non possono effettuare la chiamata al posto suo e lei può anche doversi trovare nella situazione di discutere la chiamata con gli avversari. Possono volerci anni per arrivare a farlo, come è stato per mia figlia. Ma quando lei alza la testa per gridare "Stall!", ci mette tutta se stessa. Ed ecco il punto fondamentale: la sua presa in carico della situazione di fronte ad una regola che è stata violata, perché questo è riconosciuto come valido ai fini del gioco. Lei e gli altri giocatori fermano il gioco, decidono se essere o meno d'accordo con la chiamata e la loro decisione conta. E non può essere respinta da interventi esterni. Anche se tutti gli altri dovessero essere in disaccordo, lei ha la possibilità di effettuare la chiamata ed il gioco può proseguire da lì o da dove è partita l'azione.

Se una ragazza desidera giocare ad Ultimate ad un buon livello però, è necessario che spenda molto tempo a lanciare, correre, tuffarsi, saltare e, in sostanza, lavorare sempre molto duramente. Potrà imparare che posizionando le dita in un certo modo sotto al disco riuscirà a disegnare le traiettorie dei lanci ora secondo una curva ora secondo un'altra. Sa che se si mantiene bilanciata sulle punte dei piedi e riesce a chiudere lo spazio di tiro durante una marcatura questo aumenta le possibilità di un handblock.
In una società che vuol convincere le ragazze a puntare solo sulla parte esteriore del corpo e sull'apparenza, l'Ultimate rappresenta un antidoto. Le spinge a riappropriarsi dei loro corpi completamente, calandosi nel gioco. E quando mia figlia più grande, ancora ragazzina ed esile, vide le ragazze della squadra del liceo scendere in campo, si espresse in un sospiro, aggiungendo "Sembrano delle tigri. Io voglio essere così." E lo erano davvero. Quella camminata arrogante e ferina, il modo in cui si disposero sulla linea di meta preparandosi per il pull... erano ragazze che nascondevano molto più di ciò che mostravano. Ed erano là per giocare.

E quelle stesse ragazze, abbracciarono mia figlia accogliendola per quella che era allora, non importava che non fosse robusta e resistente come loro. Anche i ragazzi della squadra seppero offrirle lo stesso caloroso benvenuto. Ogni competizione inizia con un cerchio nel quale i giocatori delle due squadre si stringono e ogni sconfitta viene accolta con abbracci di incoraggiamento. Ogni vittoria invece è celebrata con gioia. Lo Spirito del Gioco - quell'idea per la quale vi siano principi più alti oltre alla vittoria e per cui competere agonisticamente non vuol dire comportarsi ai limiti delle regole - funge da luce guida per i giocatori.
Le mie figlie ora giocano con ragazzini più giovani di loro ma anche con adulti e contro altre squadre studentesche. In ogni caso, è scontato che tutti loro siano considerati persone della stessa razza: giocatori di Ultimate. Queste persone sono una famiglia, di quelle famiglie forgiate da tanto lavoro, molta esperienza e più divertimento di quanto sia ragionevole pensare.

Stefani Leto
Mamma nell'Ultimate

mercoledì 30 ottobre 2013

Sospeso allenamento mercoledì 30 ottobre 2013

L'allenamento di oggi mercoledì 30 ottobre è sospeso a causa delle pessime condizioni in cui versa il campo. Impossibilitati a spostarlo in altro luogo siamo costretti a comunicare la notizia dell'annullamento.
Gli allenamenti, salvo ulteriori comunicazioni, riprenderanno regolarmente lunedì 4 novembre sui campi da rugby del CUS in via della Diga (Orari e luoghi degli allenamenti) alle ore 19:30.

martedì 15 ottobre 2013

Dischi!!

Sono arrivati i dischi ufficiali dei Disc'o'ver!


Dopo lunghe peripezie e grandi incertezze, ma soprattutto dopo molto lavoro e profonda fiducia, ecco concretizzarsi i simboli della nostra squadra e del nostro sport.
Questi dischi rappresentano l'aspetto più concreto dell'impegno che i giocatori e gli istruttori dei Disc'o'ver stanno mettendo per far conoscere l'Ultimate a più persone possibili; una palla va bene per fare tanti sport, ma il disco è unico.

I dischi sono reperibili presso la sede del CUS Verona in viale Università 4, Verona, oppure contattando direttamente noi della squadra qui sul blog oppure sulla nostra pagina di facebook: Discover Ultimate Verona!

martedì 1 ottobre 2013

Un corso di Ultimate per Verona

Lasciataci ormai alle spalle la bellissima esperienza del Tocatì, il CUS torna con i corsi per l'autunno e l'inverno! Oltre alle belle proposte che potete trovare sul sito del CUS Verona, ecco quello che ci preme farvi sapere, un corso di Ultimate Frisbee, pensato per chi abbia voglia di avvicinarsi a questo sport, per chi ha voglia di imparare le basi di un gioco in grande crescita e che mette in primo piano la correttezza e la spettacolarità di gioco!

Il corso è aperto a studenti universitari e a chiunque abbia voglia di partecipare!

Per ogni dubbio o informazione vi invitiamo a far riferimento ai contatti che trovate nell'immagine qui sotto!



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